Youssef Siher, la Procura chiede il carcere: «Può elaborare una strategia rivoluzionaria»

La Procura ha chiesto la convalida del fermo e la custodia in carcere per Youssef Siher, indicato dagli inquirenti come presunta mente del Movimento del 17 ottobre. L’udienza è fissata per martedì 27 ottobre: davanti al gip, in carcere, il trentenne potrà essere interrogato. A lui viene contestata l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo; per gli stessi reati risulta indagata anche la moglie, mediatrice culturale.
Nel decreto di fermo, secondo quanto riportato, il pubblico ministero descrive un progetto volto a realizzare atti delittuosi con finalità eversive. La richiesta cautelare è firmata dalla pm Francesca Crupi, che coordina l’indagine con il procuratore Marcello Viola. Il giudice dovrà valutare sia la convalida del fermo sia l’applicazione della misura richiesta dalla Procura.
Tra gli elementi indicati dai pm c’è il rischio che Siher possa servirsi delle proprie conoscenze informatiche per «sviluppare una strategia rivoluzionaria». La Procura ritiene inoltre sussistenti il pericolo di fuga e quello di reiterazione del reato. Si tratta di valutazioni accusatorie che dovranno essere sottoposte al vaglio del giudice, e non di una decisione definitiva sulla responsabilità dell’indagato.
Gli inquirenti hanno anche richiamato i messaggi diffusi online, descritti nella richiesta come una «dichiarazione di guerra continua». Secondo la tesi della Procura, quei contenuti sarebbero stati deliberatamente destinati a incutere timore nella popolazione e a destabilizzare la vita civile. L’inchiesta, riferisce la fonte, prosegue inoltre per chiarire se vi siano collegamenti tra Siher e il gruppo arrestato in un’altra indagine della Direzione distrettuale antimafia.
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